Comunicati stampa
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Stroncata la rete globale di abuso di minori online – il Centro CEOP dirige le operazioni internazionali contro il cerchio di pedofili con sede nel Regno Unito
Lunedì, 18 giugno 2007
A seguito di un’operazione internazionale diretta dal Child Exploitation and Online Protection Centre (CEOP, Centro contro lo sfruttamento dei minori e per la loro protezione online), non vi è più spazio per il commercio in rete di immagini indecenti di bambini e adolescenti e scambi di abuso dal vivo.
Negli ultimi 10 mesi questa complessa indagine ha portato al coordinamento delle agenzie responsabili dell’applicazione della legge di 35 paesi e delle loro successive indagini tuttora in corso, che hanno condotto all’identificazione di più di 700 persone in tutto il mondo sospettate di questo tipo di reato. La sezione britannica delle indagini si concentra su circa 200 persone sospette, la maggioranza delle quali è attualmente oggetto di attive investigazioni da parte della polizia, e fino a che queste non saranno concluse non è possibile rilasciare informazioni ulteriori.
A tutt’oggi l’operazione internazionale ha portato al soccorso di 31 bambini da situazioni dannose e di abuso.
“Kids the Light of Our Lives” era una chat room su internet dedicata allo sfruttamento sessuale dei minori. Centinaia di membri in tutto il mondo la usavano per commerciare una varietà di materiale, tra cui fotografie e video di bambini e ragazzini sottoposti ad abuso e grave violenza sessuale.
Il responsabile della rete è stato condannato dal tribunale penale di Ipswich, Inghilterra, ed è ora in attesa di sentenza.
Dalla sua abitazione a Buxhall, il 27enne Timothy David Martyn Cox ospitava il sito web mascherandosi dietro l’identità online “Son_of_god” (Figlio di Dio) (1). Quando commerciava, usava il nome “I_do_it” (Lo faccio).
Il Cox venne identificato lo scorso agosto dopo che i colleghi canadesi della Virtual Global Taskforce (VGT) trasmisero al Child Exploitation and Online Protection Centre (CEOP) le informazioni che collegavano la chat room al Regno Unito.
Non appena ricevute queste informazioni, i funzionari specializzati avviarono immediatamente le indagini per rintracciare il computer host utilizzando una varietà di tecniche ed attività segrete in linea. Il Cox venne individuato ed in seguito, il 28 settembre 2006, arrestato dai funzionari della polizia di Suffolk. Ciò ha consentito a dei funzionari incaricati del Centro CEOP di infiltrarsi nella chat room ed ottenere preziose prove a carico.
Prima di chiudere il sito, i funzionari del Centro CEOP e la polizia di Toronto condussero un’operazione di sorveglianza online durata dieci giorni in seguito alla quale furono in grado di identificare altre persone sospette ed ottenere informazioni vitali circa potenziali vittime.
Delle squadre specializzate della polizia di Suffolk esaminarono il computer del Cox e vi trovarono 75.960 immagini indecenti ed esplicite, oltre alle prove che egli aveva fornito 11.491 immagini ad altri utenti del sito.
Il Cox venne susseguentemente imputato di nove reati connessi con il possesso e la distribuzione di immagini indecenti di minori.
Nel settembre dello scorso anno anche Gordon Mackintosh, della contea dell’Hertfordshire, divenne oggetto centrale di indagini nel Regno Unito. L’uomo di 33 anni aveva cercato di resuscitare il sito “Kids the Light of our Lives” dopo la scomparsa del computer host del Cox. I funzionari del Centro CEOP svolsero esaurienti attività operazionali per identificare e localizzare la persona che si celava dietro i nomi utente di “silentblackheart” e “lust4skoolgurls”, attività che il 9 gennaio 2007, in collaborazione con la polizia dell’Hertfordshire, portarono all’arresto del Mackintosh.
Assieme a dei partner della VGT della Polizia federale australiana, dell’ICE (Dicastero statunitense per la sicurezza interna) e della Polizia di Toronto, i funzionari del Centro CEOP condussero un’operazione di sorveglianza online durata 24 ore per infiltrarsi una seconda volta nella chat room e raccogliere dati di tutti gli utenti trasgressori che cercavano di commerciare il materiale.
Emerse quindi che il computer del McIntosh conteneva 5.167 immagini indecenti ed esplicite di bambini e ragazzi, oltre a 392 filmati altrettanto indecenti. Al processo McIntosh si dichiarò colpevole di 27 reati di produzione, possesso e distribuzione di immagini e filmati indecenti, ed è tuttora in attesa di sentenza.
“Il verdetto di oggi serve da potente ammonimento a quanti utilizzano internet per agevolare lo sfruttamento sessuale dei minori,” ha dichiarato Jim Gamble, Direttore generale del Child Exploitation and Online Protection Centre e Presidente della Virtual Global Taskforce.
“Dall’apparente ‘sicurezza’ della propria abitazione il Cox trascorreva ore tutti i giorni programmando, promuovendo ed incoraggiando l’abuso e lo sfruttamento di giovani vittime innocenti. Nel fare ciò ha fornito un servizio a centinaia di persone con simili tendenze, permettendo a quanti nutrono un interesse sessuale nei confronti di bambini e adolescenti di condividere immagini indecenti e discutere ulteriori piani di abuso.”
“Chiunque creda di poter svolgere tali raccapriccianti attività senza essere scoperto può aspettarsi una gran brutta sorpresa. Il credere che internet garantisca l’anonimato è privo di fondatezza, e per il Cox ed il Mackintosh si è già rivelato un costosissimo errore.”
“Fortunatamente oggi sono entrambi dietro le sbarre. I predatori si fanno sempre più sofisticati nell’uso di internet per lo sfruttamento dei giovani, ma anche le tecniche che adottiamo per smascherarli. Continueremo a lavorare in collaborazione con le forze di polizia locali ed i nostri colleghi responsabili dell’applicazione della legge in tutto il mondo per stanare e perseguire penalmente quanti sfruttano giovani vittime, e per proteggere dall’abuso un maggior numero di bambini.”
Fine
Note ai redattori:
(1) Il nome utente “G.O.D” venne in origine utilizzato dal computer host delle chat room “Kiddypics” e “Kiddyvids” con sede negli Stati Uniti. Nel marzo 2006 venne arrestato l’organizzatore, un uomo di 49 anni del Tennessee, e chiuse le chat room. Questa investigazione, nota come “Operazione Wickerman”, fu inizialmente condotta dalla polizia canadese.
Frattanto proseguono le indagini del Centro CEOP in associazione con la Virtual Global Taskforce e le agenzie responsabili dell’applicazione della legge nel Regno Unito ed all’estero.
Le restanti persone sospette nell’ambito di queste indagini sono tuttora oggetto di investigazioni approfondite da parte della polizia. Per motivi operativi al momento non si possono rivelare dettagli ulteriori.
Il Child Exploitation and Online Protection Centre si occupa della protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale sia nell’ambiente online che offline. Informazioni complete su tutte le sfere di attività, compresi messaggi di sicurezza online ed accesso per sporgere denunce online, sono disponibili al sito www.ceop.gov.uk.
Il Centro CEOP è affiliato alla Serious Organised Crime Agency (SOCA, agenzia britannica contro gravi casi di criminalità organizzata) e deriva i suoi poteri dal Decreto legge del 2005 su Polizia e gravi attività di criminalità organizzata (Serious Organised Crime and Police Act 2005). Il Centro ha sede nel quartiere di Pimlico, Londra, e sviluppa canali per estendere il proprio intervento a tutti i settori delle attività operazionali di polizia sia a livello nazionale che internazionale. Dedica funzioni specializzate alle operazioni, informazioni, istruzione e identificazione delle vittime.
Il Child Exploitation and Online Protection Centre è membro della Virtual Global Taskforce (VGT), di cui fanno parte anche la Australian Federal Police, l’US Immigration and Customs Enforcement, la Royal Canadian Mounted Police e l’Interpol. Ulteriori informazioni sono disponibili al sito www.virtualglobaltaskforce.com
Per scaricare un breve filmato delle attività della VGT visitare il sito www.virtualglobaltaskforce.com
Per vedere e scaricare sequenze delle operazioni visitare il sito http://video.hosting.idnet.net/vgt.zip
IMMAGINI DI ABUSO DI MINORI, NON “PORNOGRAFIA MINORILE”
L’uso dell’espressione “pornografia minorile” va a vantaggio di quanti compiono atti di abuso sessuale a danno dei minori:
indica legittimazione e condiscendenza da parte della vittima, e quindi legalità da parte di chi compie l’abuso;
fa pensare ad immagini di bambini che posano in posizioni “provocanti”, piuttosto che di bambini che soffrono maltrattamenti raccapriccianti.
Ogni fotografia cattura una situazione reale, dove un bambino è stato effettivamente abusato. Questa non è pornografia.
Per ulteriori informazioni rivolgersi al gruppo Communications Team del Child Exploitation and Online Protection Centre ai numeri 0870 000 3434 (nel Regno Unito) oppure +44 (0)207 238 2312 / 2366/ 2327.